Un caposcuola è l’artista che per il suo stile, le sue innovazioni, influenza tutto quello che verrà fatto dopo di lui. E nella fotografia Henri Cartier-Bresson è sicuramente il più importante caposcuola. Il suo nome è addirittura diventato un sinonimo di grande fotografo. A chi non è capitato di sentirsi dire “sei un Cartier Bresson”, qualche volta per ammirazione, più spesso come presa in giro, dopo aver mostrato ad amici una propria foto particolarmente ben riuscita?

Nato il 22 agosto 1908 a Chanteloup en Brie, un paesino non lontano da Parigi, in una famiglia benestante, Henri Cartier-Bresson si avvicina da giovane alla pittura, studiando con Jaques Emile Blanche e André Lhote, che lo introdurranno negli ambienti del surrealismo francese. Solo in un secondo momento, quindi, si avvicina la fotografia. L’incontro fatale avviene quando, a 22 anni, fa il suo primo viaggio. La meta è la Costa d’Avorio, e il giovane Bresson si porta dietro una macchina fotografica. Ma è al ritorno dall’Africa che sposa la fotografia come impegno della sua vita. Lui racconta che a fargli saltare definitivamente il fosso è stata una foto dell’ungherese Martin Munkacsi: l’immagine di un gruppo di ragazzini africani, tutti nudi, che sulla battigia corrono incontro a delle spumeggianti onde. Ed è con questa immagine che si aprirà la galleria di foto di questa settimana, perché è da quella che tutto è iniziato.

Abbandonati i pennelli, Cartier-Bresson compra una Leica con un obiettivo di 50 millimetri, che da quel momento diventano il suo solo strumento di lavoro e che, grazie alla sua fama, finiranno per essere un mito. Frotte di fotografi, professionisti o semplici amatori, vorranno possedere quello stesso strumentario per rassomigliare a lui, il maestro.

La sensibilità del pittore traspare tuttavia in tutta la sua opera, così come i suoi studi, i suoi interessi che spaziano dall’arte alla filosofia, lo rendono un’altra cosa rispetto ai praticoni, a coloro che magari hanno un grande istinto, ma non lo stesso spessore culturale. A differenza che con la pittura, Cartier-Bresson non può più fare disegni preparatori, chiedere al modello di assumere una certa posizione o una determinata espressione. Da fotografo deve cogliere subito l’attimo in cui il suo obiettivo inquadra la scena e i personaggi che cercava. “Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso un solo momento”, afferma per spiegare questa sua ricerca continua dell’inquadratura giusta e del gesto da immortalare. “La fotografia – spiega ancora – è il riconoscimento simultaneo, in una frazione di secondo, del significato di un evento”. Lui sa attendere, pronto a scattare al momento giusto, perché sa che “c’è un istante in cui tutti gli elementi che si muovo sono in equilibrio”.

Basta scorrere le sue immagini per vedere come Cartier-Bresson riesca sempre a cogliere quei momenti di vita vera, in cui la composizione è puntualmente al servizio del racconto. Il fotografo è un uomo immerso nella concreta realtà, non sembra interessargli la ricerca dell’effetto estetico fine a se stesso. Non meraviglia scoprire che non si limita a fare l’artista, ignorando quel che accade intorno, che è stato partigiano, che ha conosciuto la prigionia nazista, e che per tre volte ha tentato l’evasione per riguadagnare la libertà e ributtarsi nell’attività clandestina. E questo continuando a fotografare. Come appare naturale che non si sia limitato a fare benissimo il suo lavoro, ma si sia anche preoccupato di organizzarlo per sé e per gli altri. E’ infatti tra i fondatori della Agenzia Magnum, che vanta di aver avuto i migliori fotografi del mondo e che opera anche oggi.

Un uomo concreto, vero, ma capace di grandi slanci poetici. In tante sue foto si vedono persone che sembrano librarsi in aria, riflessi sull’acqua che moltiplicano la realtà, scale a spirale che risvegliano sopite angosce. Non mancano i nudi femminili, alcuni innocenti, altri sensualissimi, altri ancora di denuncia della degradazione a cui sono costrette tante donne. Nelle sue immagini c’è il mondo, che lui gira incessantemente, da un continente all’altro. Ci sono poi tanti volti, di perfetti sconosciuti, ma anche di grandi personaggi, da Dalì a Picasso, da Gandhi al Dalai Lama, da Marilyn Monroe a Edith Piaf.
Ormai anziano, Henri Cartier-Bresson torna al primo amore, la pittura e il disegno. Il cerchio si chiude consacrando un’esistenza all’arte.


A leader is the artist who for its style, its innovations, influence everything that will be done after him. And photography Henri Cartier Bresson is the most important leader. His name has even become a synonym of great photographer. Who has not happened to hear “you’re a Cartier Bresson”, sometimes for admiration, more often as a joke, after showing it to friends a picture of themselves particularly well managed? Born on August 22, 1908 in Chanteloup en Brie, a little town not far from Paris, into a wealthy family, Henri Cartier Bresson approach from young to painting, studying with Jacques Emile Blanche and André Lhote, who will introduce it in the rooms of French surrealism. Only at a later stage, so you approach photography. The fatal meeting takes place when, 22 years old, makes his first trip. The peak is the Ivory Coast, and the young Bresson carries a camera. But upon returning from Africa who marries photography as a commitment of his life. He said that to make him jump the ditch was a photo of the Hungarian Martin Munkacsi: an image of a bunch of kids in Africa, all naked, which on the shoreline are running out to meet the foaming waves. And it is with this image that will open the photo gallery this week, because it is from the one that started it all. Abandoned brushes, Cartier Bresson buys a Leica with a 50 mm lens, that from that moment become its only working tool and which, thanks to its fame, will end up being a myth. Throngs of photographers, professionals or amateurs, they’ll want to have that same Toolkit to resemble him, master. The sensitivity of the painter reflected however in all his work, as well as his studies, his interests ranging from art to philosophy, make it another thing compared to insolvency practitioners, to those who maybe have great instincts, but not the same cultural importance. Unlike with painting, Cartier Bresson can no longer make preparatory drawings, ask the model to take a certain position or a given expression. As a photographer must seize for the moment when his goal frames the scene and characters he sought. “The photographs can reach eternity through a single point in time,” says to explain his search continues right framing and gesture to capture. “Photography – explains-is the simultaneous recognition, in a fraction of a second, of the significance of an event.” He knows how to wait, ready to shoot at the right time, because he knows that “there is a moment when all of the items that move are in equilibrium”. Just swipe her images to see how Cartier Bresson always manages to capture those moments of real life, where the composition is punctually at the service of the story. The photographer is a man immersed in concrete reality, there doesn’t seem to be of interest for the research of the aesthetic end in itself. It is not surprising to find that not only do the artist, ignoring what is happening around, that was partisan, who experienced the Nazi prison camp, and that three times attempted to escape to regain freedom and giant projects in clandestine activity. And this still photograph. As seems natural has not limited to do fine work, but it is also concerned to organize it for themselves and others. In fact, one of the founders of the Magnum Agency, which boasts of having the best photographers in the world and that also operates today. A concrete man, true, but capable of great poetic outbursts. In many pictures you see people that seem to hover in the air, reflections on water that multiply the reality, spiral stairs that awaken dormant anxieties. There are plenty of female nudes, some innocent, more sexy, more of denunciation of degradation that have forced so many women. In his pictures there is the world that turns him incessantly, from one continent to another. There are so many faces, perfect strangers, but also of great characters, from Dalí to Picasso, from Gandhi to the Dalai Lama, from Marilyn Monroe to Edith Piaf now elderly, Henri Cartier Bresson back to first love, painting and drawing. The circle closes consecrating a life in art.

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