La fotografia è famosissima. Molti non sanno chi l’ha fatta, ma tutti l’hanno vista più volte e se la ricordano. E’ il ritratto di una ragazza di una terra lontana, l’Afghanistan, e per quei suoi occhi verdi, bellissimi, che sembrano fissarci , è diventato una delle principali icone del secolo scorso. Ed è grazie a questa immagine, pubblicata sulla copertina di National Geographic nel 1985, che Steve McCurry è prepotentemente entrato nella cerchia dei più grandi fotografi del mondo. Nato a Philadelphia il 24 febbraio 1950, ha conosciuto la fama a 35 anni, ma, a differenza di tanti altri maestri della fotografia, non è diventato un professionista per caso dopo aver fatto altri mestieri. Lui infatti è stato studente della Penn State University, l’università statale della Pennsylvania, dove ha studiato fotografia e cinema. Dopo la laurea, ha lavorato subito come fotografo per giornali e riviste un paio di anni, per poi lasciare tutto e partire per l’India come freelance. La sua carriera ha avuto uno slancio dopo essere riuscito ad attraversare il confine del Pakistan travestito da afghano proprio alla vigilia dell’invasione sovietica. E’ stato così uno dei primissimi testimoni della guerra che per dieci anni ha insanguinato quel paese, fino al ritiro dell’Armata Rossa che però non ha segnato la fine delle tragedie. Steve McCurry è riuscito a tornare indietro con i rullini cuciti nei vestiti, ed è iniziata così la sua vita di inviato di guerra, da quella Iraq-Iran a quella civile in Libano, e poi in Cambogia, nelle Filippine, di nuovo in Iraq per la Guerra del Golfo, e ancora in Afghanistan. E’ in Pakistan che McCurry ha incontrato, in un campo profughi, la ragazza che lo avrebbe fatto diventare famoso. Sharbat Gula, questo il suo nome, si è fatta fotografare da questo americano capace di aspettare tutto il tempo necessario per far dimenticare la sua reflex e cogliere un’espressione naturale, vera, del soggetto che ha attirato la sua attenzione. Né quella ragazza ha potuto immaginare di essere diventata anche lei famosa in tutto il mondo dopo che il suo volto ha campeggiato sulla copertina di National Geographic. Lo ha saputo solo dieci anni dopo, quando McCurry è tornato in quelle terre per cercarla e per fotografarla nuovamente. Dieci anni che hanno segnato il volto di Sharbat Gula, ma gli occhi sono rimasti gli stessi. Non sono solo le rughe che si notano nel secondo ritratto. Per farsi fotografare, la seconda volta Sharbat ha dovuto sollevare il burqa che i talebani avevano imposto a tutte le donne afghane. Le sue disgrazie non sono finite: è di ieri, 27 ottobre, la notizia che è stata arrestata in Pakistan con l’accusa di aver falsificato il documento che consente ai rifugiati afghani di vivere in quel paese. E McCurry si è già mobilitato per aiutarla, sottolineando però che con Sharbat sono migliaia i profughi nelle stesse condizioni. Quello di Sharbat Gula è solo il ritratto più famoso a firma McCurry. La galleria di volti nella sua produzione è imponente. Gente comune, incontrata per strada nel suo peregrinare per il mondo. Ritratti dai colori saturi, che danno allegria. Qualche volta sembra che McCurry forzi le cose in postproduzione per rendere così intensi i colori. Un sospetto che viene, ad esempio, guardando il ritratto di un ragazzino indiano con il viso rosso scarlatto, se non fosse che in India ci si cosparge di una polvere di quel colore durante le festività per Ganesh, il dio con la testa di elefante. Allo stesso modo, è diffusissima l’usanza degli uomini di tingersi la barba e i capelli di un rosso che vira verso l’arancione e McCurry non ha potuto non fotografarli. E’ un fotografo di razza che però non ama il bianco e nero, ma crede che occorra valorizzare i colori. “ La vita – dice – non è in bianco e nero. La realtà è colorata e a me piace rappresentarla così come la vedo. Non so voi, ma io la vedo a colori, le cose hanno un’anima colorata”. Ma nelle foto di McCurry colpisce la capacità di cogliere la dignità delle persone, di tutte, non importa in quale angolo del mondo vivano. E anche di far risaltare la cultura di queste persone, la loro storia, il mondo in cui il destino ha voluto che vivessero. Due esempi molto diversi. Il primo è quello di un povero uomo colto mentre immerso nell’acqua fino al collo porta in salvo la sua macchina da cucire. Un uomo sopraffatto dagli elementi della natura, da un’inondazione in questo caso, che non si arrende e che mette in salvo quello che ha di più prezioso, lo strumento del suo lavoro, e lo fa con il sorriso di chi non si fa abbattere da nulla. Certo non sapeva che grazie a quella foto la ditta della macchina da cucire, in cambio di questa efficacissima pubblicità gratuita, avrebbe fatto di tutto per rintracciarlo e regalargli una macchina nuova di zecca. Il secondo esempio è invece una fotografia fatta da McCurry per la Regione Umbria. Una foto, quindi, fatta con una modella e per sostenere una campagna pubblicitaria. Anche in questo caso, McCurry ha scelto di fotografare una ragazza che rendesse la storia e la cultura di quella regione. Ed è così che è nata la foto di una giovane vestita come diversi secoli fa, con una naturalezza da farla sembrare un’istantanea. Il risultato, un ritratto che sembra un dipinto antico, che rassomiglia in modo inquietante alla Sibilla dipinta da Michelangelo per la Cappella Sistina. I palermitani hanno la fortuna di poter conoscere l’opera di Steve McCurry grazie ad una grande mostra delle sue foto che sarà aperta fino a febbraio al Museo dell’Arte Contemporanea. Ma è anche un’occasione per una gita in Sicilia per chi vive altrove.

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The photography is famous. Many do not know who did it, but all of them have seen it several times and if the recall. It is a portrait of a girl from a distant land, Afghanistan, and his green eyes, beautiful, they seem to stare, became one of the main icons of the last century. And it is because of this photo, published on the cover of National Geographic in 1985, Steve McCurry is forcefully entered the circle of the greatest photographers in the world. Born in Philadelphia on February 24, 1950, knew the fame in 35 years, but, unlike so many other photographers, did not become a professional by chance after doing other jobs. He was student of Penn State University, Pennsylvania State University, where she studied photography and cinema. After graduating, he worked for as a photographer for newspapers and magazines a couple of years, then leave everything and leave for India as a freelance. His career got a boost after managing to cross the Afghan border of Pakistan disguised on the eve of the Soviet invasion. He was one of the first witnesses of the war that bloodied the country for ten years, up to the withdrawal of the Red Army which was not marked the end of the tragedies. Steve McCurry has managed to turn back with rolls of film sewn into clothes, and thus began his life as a war correspondent from Iraq-Iran than Lebanon’s civil, and then in Cambodia, Philippines, back in Iraq for the Gulf war, and again in Afghanistan. It’s in Pakistan who McCurry met in a refugee camp, the girl who would become famous. Sharbat Gula, this is its name, was photographed by this American able to wait as long as necessary to make people forget his reflex and grasp a natural expression, vera, of the subject that caught his attention. Nor that girl could imagine being also become her famous worldwide after her face has camped on the cover of National Geographic. I knew only a decade later, when McCurry was back in those lands to seek it and photograph it again. Ten years that have shaped the face of Sharbat Gula, but the eyes remain the same. It’s not just wrinkles that are noticed in the second portrait. To be photographed, the second time Sharbat had to lift the burqa that the Taliban had imposed upon all Afghan women. His misfortunes are not finished: October 27, is yesterday’s news that was arrested in Pakistan on charges of falsifying the document enabling Afghan refugees living in that country. And McCurry has already mobilized to help, stressing though that with thousands of refugee Sharbat under the same conditions. That’s just the most famous portrait of Sharbat Gula signed by McCurry. The Gallery of faces in its production is impressive. Ordinary people encountered on the street in his travels around the world. Portraits by saturated colors, which give happiness. Sometimes it seems that McCurry force things in postproduction to make so intense colors. A suspect is, for example, looking at the portrait of an Indian kid with her face scarlet, except that in India there are sprinkles a powder that color during the holidays to Ganesh, the God with an elephant head. Similarly, it is widespread to the custom of men to dye the beard and red hair that turns to orange and McCurry could not photograph them. It’s a purebred photographer but love the black and white, but believes that it is necessary to enhance the colors. “Life,” he says, “is not black and white. The reality is colored and I like to represent it as well as I see it. I don’t know about you, but I see in color, colored things have a soul. ” But McCurry’s photos affects the ability to grasp the dignity of people, of all, no matter what corner of the world they live. And also to highlight the culture of these people, their history, the world in which fate would have it live. Two very different examples. The first is that of a poor man caught while immersed in water up to her neck saved his sewing machine. A man overwhelmed by the elements of nature, by a flood in this case, that does not give up and putting in what is most precious, the tool of his work, and does so with the smile of someone who does not break down by anything. Of course he didn’t know that thanks to that photo of the sewing machine company, in Exchange for this highly effective free advertising, would do anything to find him and give him a brand new car. The second example is a photograph made by McCurry for the Umbria region. A picture, then, is made with a model and to support an advertising campaign. Even so, McCurry chose to photograph a girl that made the history and culture of that region. And so was born a photo of a young man dressed as several centuries ago, with a naturalness it looks like a snapshot. The result, a portrait that looks like a painting that resembles so disturbing to Sibyl by Michelangelo painted the Sistine Chapel. The of Palermo ones are fortunate enough to be able to know the work of Steve McCurry thanks to a major exhibition of his photos that will be open until February at the Museum of contemporary art. But it is also an occasion for a trip to Sicily for those who live elsewhere.

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