CHARLES CLYDE EBBETS

 (Gadsden 1905 – New York 1978)

Basta entrare in uno qualsiasi di quei negozi specializzati in poster per vederlo campeggiare da qualche parte, quasi sempre in formato XXL. La sua diffusione meraviglia se si pensa che si tratta di una fotografia scattata nel settembre del 1932, più di ottant’anni fa. L’autore di questo scatto si chiamava Charles Clyde Ebbets, ed era originario del profondo sud degli Usa, per la precisione di Gadsden, in Alabama. Come fotografo aveva già una certa notorietà quando venne incaricato di seguire i lavori per la costruzione del Rockefeller Center, sulla quinta strada di New York. Ed è proprio mentre si costruiva il grattacielo principale del complesso e si era giunti al 69/mo piano, che ebbe l’idea di fotografare degli operai seduti uno accanto all’altro per la pausa pranzo. Il colpo di genio fu tutto nell’inquadratura: gli undici operai, che rilassati mangiano o fumano con le gambe penzoloni, sembrano sospesi a 260 metri da terra. Roba da infarto. La verità è che pochi metri sotto la trave d’acciaio promossa a sedile dagli operai non c’era il vuoto, ma una impalcatura.

La foto venne pubblicata pochi giorni dopo dal New Tork Herald Tribune a corredo di un articolo in cui si criticava il modo in cui si faceva lavorare gli uomini che costruivano il grattacielo. Ed in effetti, sebbene l’inquadratura tragga in inganno, resta il fatto che quegli operai non avevano neanche l’ombra di un sistema di sicurezza.

Non sembra che Charles Clyde Ebbets si sia reso conto del valore di quella sua fotografia. Si accorse solo che l’idea aveva funzionato e tornò a utilizzarla per altri scatti, decisamente brutti, ridicoli oltre misura. Cominciò a fotografare i soggetti più svariati su quelle travi che stavano formando lo scheletro del grattacielo. Una volta si trattò di un paio di camerieri con tanto di vassoio che servivano due improbabili avventori intenti a pranzare, un’altra di un uomo e di una donna impegnati in un assurdo duello alla sciabola. Arrivò a far mettere in posa anche dei giocatori di golf, sempre lì, a centinaia di metri dal suolo.

Mentre quella immagine degli undici operai rimase famosissima, il nome dell’autore di quella foto venne dimenticato quasi subito. Per molto tempo si è ritenuto di poterla attribuire ad un fotografo molto più famoso di Ebbets, Lewis Wickes Hine, che era anche giornalista e sociologo, impegnato a denunciare i casi di sfruttamento dei lavoratori, in particolare dei minori. Venne naturale attribuire a Hine una immagine che sembrava un severo atto di accusa per quei datori di lavoro per nulla preoccupati di tutelare i loro operai. Un proposito politico che a Ebbets non era passato neanche per la mente.

Solo nel 2005 si è deciso di andare a fondo in questa storia e scoprire la vera paternità della celebre fotografia. E’ stato fatto un appello sui maggiori quotidiani statunitensi e non è stato difficile arrivare alla verità, sebbene si siano fatti avanti in tantissimi per rivendicare i diritti su quella immagine. Si è infatti presentata la vedova di Charles Clyde Ebbets, Joyce, con tre prove: una foto del marito mentre lavorava come reporter sulle travi di quel grattacielo, alcune lastre che facevano parte della stessa sessione di lavoro, e la ricevuta del pagamento del New Tork Herald Tribune che prevedeva una indennità extra per la pericolosità del lavoro fatto. Un altro torto è stato riparato: è stato definitivamente escluso che quella immagine sia frutto di un fotomontaggio. Anche volendo, nel 1932 non c’erano le tecniche per farlo e l’unico intervento che Ebbets si concesse in camera oscura fu quello di schiarire il paesaggio alle spalle degli undici operai per dare loro maggior risalto.


Just entering any of those stores that specialize in posters to view camp somewhere, almost always in XXL format. Its spread wonder if you think that this is a photograph taken in September 1932, more than eighty years ago. The author of this shot was called Charles Clyde Ebbets, ed was a native of the deep South of the Usa, for the accuracy of Gadsden, Alabama. As a photographer had a certain notoriety when it was responsible for monitoring the construction of Rockefeller Center, on Fifth Avenue in New York. And just as he built the main skyscraper and had reached the 69/mo plan, that had the idea to photograph the workers sat next to each other for lunch. The stroke of genius was all in the frame: the eleven workmen, which relaxed eat or smoke with legs dangling, seem suspended 260 metres above the ground. Stuff from heart failure. The truth is that few meters below the steel girder promoted to seat by the workers there was a void, but a scaffold. The photo was published a few days later by the New York Herald Tribune in support of an article which criticised the way it was working the men who built the skyscraper. And in fact, although the picture mislead, the fact remains that those workers had not even the shadow of a security system. It does not appear that Charles Clyde Ebbets has realized the value of that photograph. He noticed only that the idea had worked and went back to use it for other shots, downright ugly, ridiculous beyond measure. He began to photograph the most varied subjects on those beams that were forming the skeleton of the skyscraper. Once it was a couple of waiters with a tray which served two unlikely patrons busily lunching, another of a man and a woman engaged in a senseless duel at Sabre. He arrived to lay even golfers, always there, hundreds of meters from the ground. While the image of the eleven workers remained famous, the name of the author of that picture was forgotten almost immediately. For a long time it was considered to be able to attribute to a photographer much more famous than Ebbets, Lewis Wickes Hine, who was also a journalist and sociologist, pledged to denounce any cases of exploitation of workers, particularly children. It was natural to ascribe to Hine an image that seemed a stern indictment for those employers to anything concerned with protecting their workers. A political purpose in mind had not passed either Ebbets. Only in 2005 it was decided to go deeper into this story and discover the true authorship of the famous photograph. It was made an appeal in the major newspapers in the United States and it wasn’t hard to get to the truth, although there have come forward in large numbers of to claim rights to that image. In fact, the widow of Charles Clyde Ebbets, Joyce, with three tests: a photo of her husband while working as a reporter on the beams of that skyscraper, some slabs that were part of the same session, and the receipt of payment of the New York Herald Tribune which included a bonus extra for the danger of the job done. Another wrong was fixed: it was definitely ruled out that that image is the result of a photomontage. Even if, in 1932 there were no techniques to do so and the only intervention that Ebbets permitted himself in the darkroom was to lighten the landscape behind the eleven workers to give them greater prominence.

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