(Oshkosh 1874 – Hasting-on-Hudson 1940)

A chi mostra indifferenza per la tragedia dei migranti, sarebbe salutare guardare le fotografie di Lewis Wickes Hine, che all’inizio del secolo scorso documentò l’arrivo di tanta gente povera dall’Europa che aveva attraversato l’oceano nella speranza di una vita migliore. Hine fotografò questi emigranti a Ellis Island, l’isoletta in faccia a New York, dove restavano molti giorni per la schedatura e la quarantena prima di ottenere il visto d’ingresso. In una di queste immagini, tra le più celebri, si vede una donna insieme ai suoi tre figli, un maschio e due femmine. La didascalia dice solo che erano italiani, e non si capisce se provenissero dalla Sicilia o dal Veneto: all’epoca non c’era molta differenza tra i contadini del Nord e quelli del Sud. Hine li fotografava perché credeva nell’utilità di mostrare all’opinione pubblica americana cosa accadeva lontano dai loro occhi. Era un modo di fare battaglia politica: una scelta che ha distinto tutto il lavoro di questo grande fotografo. Non che credesse nell’oggettività delle immagini. Lui stesso diceva che “la fotografia non sa mentire, ma i bugiardi sanno fotografare”. Tuttavia, credeva che si potessero portare avanti certe battaglie sbattendo in faccia alla gente quello che accadeva nelle pieghe più nascoste della società del suo tempo.

Lavorando da operaio per alcuni anni per mantenersi agli studi, questo americano di Oshkosh, una cittadina del Wisconsin, si è laureato in sociologia frequentando l’Università di Chicago, la Columbia University e la New York University. Ed è con un approccio sociologico che si è dedicato alla fotografia. Dopo i servizi sugli immigrati, la sua attenzione si concentrò sul mondo del lavoro. Un’altra delle sue immagini più famose ritrae un operaio intento a stringere con una pesante chiave inglese dei grossi bulloni di un imponente macchinario. In questo scatto c’è il realismo del duro lavoro operaio, ma anche una sorta di idealizzazione di quest’uomo impegnato a “domare” una macchina tanto più grande di lui. Ricorda un po’ il film di Fritz Lang “Metropolis”, è d’altra parte l’epoca è quella.

In altre immagini la denuncia sociale di Lewis Hine è più esplicita. Si vedono tanti lavoratori che rischiano la vita per costruire quei grattacieli che hanno dato il volto a Manhattan e si capisce come mai per tanto tempo si è ritenuto che fosse suo anche lo scatto di Charles Ebbets, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana, con quegli undici operai seduti su una trave d’acciaio sospesa sul vuoto. Nessuna protezione, neanche una cinghia di sicurezza per quegli uomini abbarbicati ad un cavo, o in equilibrio su una trave ad altezze vertiginose, mentre costruiscono l’Empire State Building. Guardando le foto di Hine si prova paura per loro, ma anche ammirazione per tanta audacia.

C’è invece solo infinita tristezza nelle immagini dedicate al lavoro minorile. La bambina che sta sull’attenti per farsi fotografare in mezzo ai filatoi, l’enorme gruppo di giovanissimi tutti sporchi di carbone all’ingresso della miniera, quei ragazzini che fanno gli strilloni ed uno di loro è pure senza una gamba, persa in chissà quale incidente: sono tantissime le foto con cui Hine ha documentato quella realtà, ha denunciato come venivano sfruttati quei bambini a cui era stato negato il diritto di andare a scuola e di giocare. Bambini costretti a crescere troppo in fretta, come quei tre mocciosi che si sono fatti ritrarre con la sigaretta in bocca e i berretti spavaldamente calcati sulle ventitrè. Lo sfruttamento dei minori non esisteva solo negli Usa. Anche in Europa tanti bambini erano costretti a lavorare come adulti. Anche da noi, in Italia, c’erano bambini che faticavano ai telai del Nord, o nella raccolta dei pomidoro nel Sud, o a estrarre zolfo in Sicilia. Realtà però meno documentate, anche se sostanzialmente identiche.

Hine, questo piccolo uomo dallo sguardo mite e triste, ci fa vedere quel mondo di piccoli emarginati senza retorica, in maniera oggettiva, ma dandoci le dimensioni del fenomeno. E le sue foto originali sono importanti anche sul retro, dove annotava i nomi, le date, i luoghi, alcuni particolari della vita di quei bambini.

L’opera di Hine non ha avuto solo un grande valore per la storia della fotografia. Grazie al suo lavoro di denuncia, negli Usa vennero riformate le leggi sul lavoro minorile, ed è forse questo il suo lascito più importante.


Who shows disregard for the tragedy of migrants, Lewis Wickes Hine’s photographs look would greet, who at the beginning of the last century documented the arrival of so many poor people from Europe who had crossed the ocean in the hope of a better life. Hine photographed these immigrants at Ellis Island, the tiny island in New York, where he remained several days for filing and quarantine before getting a visa. In one of these pictures, one of the most famous, you see a woman along with her three children, a son and two daughters. The caption says only that they were Italians, and you wonder if they came from Sicily or the Veneto: at the time there was not much difference between the farmers of the North and those of the South. Hine photographed them because he believed in the usefulness of showing the American public what was happening far from their eyes. It was a way to do political battle: a choice that distinguished all the work of this great photographer. Not to believe in the objectivity of the images. He himself said that “the photograph does not know how to lie, but liars know photograph”. However, he believed that you could carry on certain battles by ramming into people’s faces what was happening in the most hidden folds of the society of his time. Working from worker for several years to keep this American studios in Oshkosh, a town in Wisconsin, he graduated in sociology by attending the University of Chicago, Columbia University and New York University. And it is with a sociological approach that he dedicated himself to photography. After services on immigrants, his attention focused on the world of work. Another of his most famous images shows a workman intent on squeezing with a heavy wrench of large bolts of an impressive machine. In this shot there is realism of hard working labourer, but also a kind of idealization of this man committed to “tame” a car much bigger than him. Reminiscent of the films of Fritz Lang’s “Metropolis”, on the other hand the epoch is. In other images the social protest of Lewis Hine is more explicit. You see so many workers who risk their lives to build those skyscrapers that have given the face in Manhattan and you understand why for so long it was felt that it was also taking Charles Ebbets, we mentioned last week, with those eleven workers sitting on a steel beam suspended over the void. No security, no safety strap for those men clinging to a cable, or balancing on a beam to dizzy heights, while they build the Empire State Building. Looking at the pictures of Hine trying afraid for them, but also admiration for such audacity. There is only infinite sadness in images dedicated to child labour. The girl who stands at attention for being photographed in the midst of spinning machines, the huge group of youngsters all dirty coal at the entrance to the mine, those kids who do newsboys and one of them is also missing a leg, lost in some kind of accident: there are many photos with whom Hine documented that reality, denounced as were exploited those children who had been denied the right to go to school and play. Children forced to grow up too fast, like those three Brats who have portrayed with the cigarette in his mouth and the berets swaggered trodden on twenty-three. Exploitation of minors not only existed in the United States. Even in Europe, many children were forced to work as adults. Even in Italy, there were children who were struggling to the frames of the North, or in collecting tomatoes in the South, or to extract sulphur in Sicily. Reality though less documented, although substantially identical. Hine, this little guy look meek and sad, makes us see that world of small marginalized without rhetoric, objectively, but giving us the dimensions of the phenomenon. And its original photos are also important in the back, where noted names, dates, places, some details of the lives of those children. Hine’s work has not only had a great value for the history of photography. Thanks to his work of denunciation, child labor laws were reformed in the United States, and it is perhaps this his legacy more important.

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