BILL BRANDT

(Amburgo 1904 – Londra 1983)

Bill Brandt è considerato il più grande fotografo inglese del ‘900 ed è famoso soprattutto per le sue immagini di nudo. Ma tutte queste definizioni sono corrette fino ad un certo punto. Prima di tutto, inglese lo è diventato da adulto, essendo nato ad Amburgo da una famiglia tedesca con ascendenze russe. Il nudo è poi stato uno dei generi fotografici a cui si è dedicato nella sua lunga carriera, ma non il solo, anche se è vero che la fama la conquistò così. Molte sue immagini sono di denuncia sociale, e molte altre hanno come soggetto i paesaggi. Spesso questi generi sono mischiati tra loro. Così si può dire che, nonostante i suoi interessi eclettici, ha mantenuto tutta la vita una sua ispirazione di fondo. Da un punto di vista culturale, quando conobbe Man Ray, che gli fu presentato da Ezra Pound, Bill Brandt ebbe la fortuna di poter lavorare, sia pure per pochi mesi, con il celebre fotografo americano, ed entrò così in contatto con il Surrealismo, che fece suo riuscendo a coniugarlo con il pensiero marxiano, che rispondeva alle sue esigenze di giustizia sociale. Al marxismo e alla socialdemocrazia si era avvicinato a Vienna, dove si era trasferito a 22 anni per raggiungere il fratello Rolf che nella capitale austriaca aveva intrapreso la carriera di grafico e che lo spinse a dedicarsi a tempo pieno alla fotografia.

Oltre che per Man Ray, Bill Brandt ebbe una sconfinata ammirazione per Eugene Atget. Era innamorato dell’atmosfera metafisica che caratterizza le foto di Parigi del maestro francese. Immagini che danno il senso della solitudine e della lontananza, come si prova davanti a tanti quadri di De Chirico e degli altri grandi artisti surrealisti e metafisici. L’approccio surrealista alla realtà lo si ritrova anche nei suoi nudi, quelli che lo resero celebre al grande pubblico. Spesso sono solo una sezione di corpo: un occhio, una mano, un seno… Queste parti di corpo umano sono quasi sempre fotografati come fuori dal tempo, con un paesaggio inanimato come sfondo, oppure vicino a dei ciottoli, o a una corteccia d’albero, o in una stanza spoglia che sembra uscita da un incubo. Esemplare la foto di un orecchio che giganteggia davanti ad una spiaggia di sassi limitata in fondo da una parete di roccia nuda e scabra e da un cielo scuro, ricoperto da nubi che minacciano pioggia. In quel fotogramma, Bill Brandt ha fissato un sogno che è riuscito a vedere nella realtà che ci circonda. Lui teorizzò tutto questo quando scrisse, in un saggio pubblicato nel 1949 nel suo libro “Camera in London”, che è del buon fotografo la capacità di cogliere situazioni che passano inosservate agli occhi della gente comune, e che è frutto del distacco grazie al quale il mondo può apparire sempre nuovo al suo sguardo.

Anche le sue immagini di denuncia sociale rispondono al suo stile di fondo. Niente di eclatante, Brandt preferisce suggerire l’ingiustizia accostando manifestazioni di opulenza a scene di miseria. E’ negli anni ’30 che si concentra sui temi sociali. “I contrasti sociali, durante quegli anni prima della guerra, furono a livello estetico – racconterà anni dopo –  una vera e propria fonte di ispirazione per il mio lavoro. Iniziai a scattare foto nel West End di Londra, nelle periferie, nelle baraccopoli”. E durante il secondo conflitto mondiale, lavorò per il governo raccontando la vita di Londra sotto le bombe: bellissima la foto che ritrae una folla indistinta che dorme in una stazione della metropolitana trasformata in rifugio antiaereo.

Finita la guerra, allentate le tensioni sociali, Brandt si concentrò sui nudi e sui paesaggi, ottenendo il successo che lo accompagnò per tutto il resto della vita.

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