TINA MODOTTI

(Udine 1896 – Città del Messico 1942)

E’ considerata una delle più importanti fotografe a livello internazionale della prima metà del XX secolo ed è passata alla storia come la “fotografa-rivoluzionaria”, anche se la sua biografia suggerisce di invertire i due termini. Tina Modotti è stata infatti una rivoluzionaria tutta la vita, e lo è stata in senso letterale.

Morta a soli 46 anni, la sua esistenza è stata così intensa che è difficile riassumerla in questa breve nota. Rivoluzionaria, fotografa, ma anche attrice di successo, bella, passionale, dai costumi estremamente liberi, Tino Modotti è stata una donna modernissima, in tutte le sue cose ha anticipato i tempi, tanto che anche oggi verrebbe considerata fuori dagli schemi.

Nata in un quartiere operaio di Udine, niente nelle sue origine avrebbe fatto immaginare una vita avventurosa e densa come la sua, divisa tra impegno politico e impegno artistico. Già a dodici anni dovette andare a lavorare in una filanda per contribuire al sostentamento della famiglia, mentre il padre, operaio socialista, era dovuto emigrare in America in cerca di lavoro. Un suo zio, però, aveva uno studio fotografico e Tina ebbe così modo di apprendere le prime nozioni tecniche della fotografia che le torneranno utili in seguito. A diciassette anni raggiunse il padre, a San Francisco, dove continuò a fare l’operaia tessile, ma cominciò anche a recitare in un teatro amatoriale. Nel 1918 il primo matrimonio, con il pittore e poeta Roubaix de l’Abrie Richey, e il trasferimento a Los Angeles, dove iniziò a fare la modella e poco dopo intraprese la carriera di attrice cinematografica. Recitò in tre film (all’epoca, è bene ricordarlo, erano ancora muti) e riscosse un grandissimo successo, ma l’industria hollywoodiana, troppo commerciale per i suoi gusti, la deluse e la indusse a troncare con quel mondo.

Dopo la parentesi del cinema, riprese a fare la modella e lavorò per diversi fotografi, uno dei quali, Edward Weston, divenne il suo amante. Il primo marito, quando scoprì la cosa, partì per il Messico, dove morì quasi subito di vaiolo. Era il 1921. Due anni dopo, è Tina Modotti ad andare in Messico insieme a Weston, dove vissero prima a Tacubaja e poi nella capitale mantenendosi con la vendita delle loro fotografie e stringendo amicizie che saranno fondamentali per il suo futuro. Fu infatti in quel periodo che conobbe Pablo Neruda, il pittore Diego Rivera (che la immortalerà in uno dei suoi più celebri murales: “En el arsenal”) e sua moglie, altra grande pittrice, Frida Kahlo (della quale, sembra, fu anche l’amante). Conobbe anche tre funzionari del partito comunista messicano: Xavier Guerrero, il cubano Julio Antonio Mella e il conterraneo (era di Trieste) Vittorio Vidali, passato alla storia come Carlos, il comandante del mitico “Quinto Regimiento” durante la guerra civile spagnola. Con tutti e tre ebbe relazioni sentimentali.

In quegli anni, le fotografie di Tina Modotti si distinguevano per la tecnica ricercata, quasi maniacale, per l’armonia delle loro composizioni, per una certa loro teatralità. In un primo periodo, quando lavorava con Weston, le sue immagini erano romantiche, come se volesse dare un ordine al caos del mondo. Poi la macchina fotografica divenne per lei uno strumento di lotta, un mezzo per esprimere la sua grande passione civile. Non amava i tentativi di imitare altre arti. Fotografava ciò che vedeva, sinceramente, direttamente, senza trucchi, pensando di dare così il suo contributo a un mondo migliore.

Dopo due anni di Messico, Weston se ne tornò negli Stati Uniti, e lei divenne la compagna di Julio Antonio Mella, che era stato uno dei fondatori del partito comunista cubano. La relazione durò pochissimo perché Mella venne assassinato da sicari mandati dal dittatore cubano Gerardo Machado. Venne sparsa la voce che in realtà era stata Tina Modotti ad ucciderlo insieme a Vittorio Vidali, puntando sul fatto che al momento dell’agguato lei stava passeggiando a braccetto con Mella e però era rimasta illesa. Calunnia contro la quale si scagliò Pablo Neruda. “Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato ancora protende la penna e l’anima insanguinata come se tu potessi, sorella, risollevarti e sorridere sopra il fango”, si legge in una lunga e dolente poesia che Neruda le dedicò dopo la morte.

Tina Medotti finì in carcere e poi fu espulsa non per la morte di Mella, ma perché sospettata di aver partecipato ad una congiura per uccidere il presidente messicano Pasqual Ortiz Rubio. Riparò a Mosca, dove venne arruolata dalla Ceka, la polizia segreta sovietica (antenata del Kgb), e per dodici anni smise di fotografare, dedicandosi al nuovo lavoro che la portava in giro per l’Europa a soccorrere i comunisti che venivano perseguitati. Ormai faceva coppia con Vittorio Vidali ed è con lui che andò in Spagna nel ’36 per partecipare alla guerra civile contro i franchisti. Dopo la disfatta delle truppe repubblicane, tre anni più tardi, i due tornarono in Messico, dove nel frattempo la situazione politica era cambiata a loro favore. Nel 1940, Vidali e Tina Medotti (che aveva ripreso a fotografare) vennero sospettati di aver partecipato alla congiura per l’assassinio di Trotsky. Nel 1942, Tina Medotti, tornando la sera a casa dopo una cena con amici, venne stroncata da un infarto, e non mancò chi accusasse Vidali di averla avvelenata perché lei avrebbe saputo troppe cose sul suo conto. Erano quelli “anni di ferro e di fuoco”, ed è difficile comprenderli ai giorni nostri.

(*) Anche se più lunga del solito, è stato impossibile dare in questa nota un quadro puntuale della tumultuosa fase storica vissuta da Tina Medotti, per lo stesso motivo per cui sono state tratteggiate solo sommariamente le altre figure citate, a cominciare da quella di Vittorio Vidali, che ormai pochi ricordano, ma che è stato un protagonista di primo piano in quegli anni. Per farsi un’idea del clima di quella stagione suggeriamo un link ( https://www.youtube.com/watch?v=v0oh3E3-KCA ) per vedere un brano del film “L’uomo delle stelle” di Giuseppe Tornatore (candidato all’Oscar nel 1996) in cui un impareggiabile Leopoldo Trieste recita i versi di una famosa canzone della guerra civile spagnola che parla del “Quinto Regimiento” e del suo “Comandante Carlos”.


She is considered one of the most important international photographers from the first half of the 20th century and is known to history as the “photographer-revolutionary”, although his biography suggests reversing the two terms. Tina Modotti was a revolutionary throughout his life, and it has been in the literal sense. Dead only 46 years, its existence was so intense that it is difficult to summarize in this short note. Revolutionary, photographer, but also successful actress, beautiful, passionate, extremely free costumes, Tino Modotti was a modern woman in all his stuff has jumped the gun, so much so that even today would be considered outside the box. Born in a working class neighborhood of Udine, nothing in its origin would imagine a life of adventure and full like hers, split between political and artistic engagement. Already at the age of twelve he had to go to work in a textile mill to help support the family, while his father, Socialist Worker, was due to emigrate to America in search of work. His uncle, however, had a photographic studio and Tina had the opportunity to learn the basics of photography techniques that will be useful later on. At seventeen he reached his father, in San Francisco, where he continued to make the textile workers, but also began acting in an amateur theatre. In 1918 the first marriage, to the painter and poet Roubaix de l Abrie Richey, and moved to Los Angeles, where she began modeling and shortly thereafter began a career as a film actress. She appeared in three films (at the time, it should be remembered, were still muti) and was a huge success, but the Hollywood industry, too commercial for her tastes, the disappointed and induced him to break up with that world. After the opening of the cinema, filming at modeling and worked for different photographers, one of whom, Edward Weston, became his lover. Her first husband, when he discovered this, he departed for Mexico, where he died almost immediately. It was 1921. Two years later, Tina Modotti to go to Mexico with Weston, where they lived first in Tacubaja and then in the capital supporting himself by the sale of their photographs and friendships that will be critical to its future. It was at this time that he met Pablo Neruda, the painter Diego Rivera (that will immortalize in one of his most famous murals: “En el arsenal”) and his wife, another great painter, Frida Kahlo (which, it seems, was also the lover). Mexican Communist Party officials also met three: Xavier Guerrero, Julio Antonio Mella, the Cuban and fellow countryman Vittorio Vidali (Trieste), known to history as Carlos, the Commander of the legendary “Quinto Regimiento” during the Spanish civil war. With all three had romantic relationships. In those years, the photographs by Tina Modotti were distinguished by the refined technique, almost obsessive, to the harmony of their compositions, for some their theatricality. At first, when she worked with Weston, his images were romantic, as if to give an order to the chaos of the world. Then the camera became for her a tool of struggle, a means of expressing his passion. He disliked attempts to imitate other arts. Photographing what he saw, honestly, directly, without tricks, planning to give its contribution to a better world. After two years in Mexico, Weston went back in the United States, and she became the partner of Julio Antonio Mella, who had been a founder of the Cuban Communist Party. The relationship lasted very little because Mella was assassinated by assassins sent by the Cuban dictator Gerardo Machado. The word was that actually had been Tina Modotti killed him together with Vittorio Vidali, pointing to the fact that at the time of the attack she was walking arm in arm with Mella and was unharmed. Slander against whom he railed Pablo Neruda. “The Jackal in the jewel of your body asleep still reaches out his pen and blood-stained soul as if you would, sister, sweetie and smiling above the mud,” reads a long and painful poetry which Neruda gave her after death. Tina Medotti ended up in jail and then was expelled not for Mella’s death, but because it is suspected of having participated in a conspiracy to kill the Mexican President Pascual Ortiz Rubio. He fled to Moscow, where he was recruited by the Cheka, the Soviet secret police (Kgb predecessor), and for twelve years she stopped photographing, devoting himself to the new job that took her across Europe to help the Communists who were being persecuted. Now it was paired with Vittorio Vidali and it is with him that he went to Spain in ‘ 36 to take part in the civil war against the francoists. After the defeat of the Republican troops, three years later, the two returned to Mexico, where the political situation had changed in their favor. In 1940, Vidali and Tina Medotti (who had resumed photographing) were suspected of having participated in the conspiracy to assassinate Trotsky. In 1942, Tina Medotti, returning in the evening at home after a dinner with friends, was cut short by a heart attack, and he who accuse Vidali to have poisoned because you would know too much about him. Were those “years of iron and fire,” and it’s hard to understand nowadays.

(*)Although longer than usual, it was impossible to give an accurate picture of this tumultuous period experienced by Tina Medotti, for the same reason that other figures cited were dashed only summarily, beginning with that of Vittorio Vidali, now few remember, but that was a prominent protagonist in those years. To get an idea of the climate of that period suggest a link (https://www.youtube.com/watch?v=v0oh3E3-KCA) to see a song from the movie “L’uomo delle stelle by Giuseppe Tornatore (Oscar nominee in 1996) in which an unmatched Leopoldo Trieste recites the verses of a song of the Spanish civil war that talks about the” Fifth Regimiento “and his” Comandante Carlos “.

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