a cura di Viviana Di Leo – docente materia: Vita e opere dei grandi Maestri della fotografia.

Alex Webb (1952)

“Conosco un solo modo di avvicinarmi ad un luogo: a piedi. Ciò che contraddistingue il fotografo di strada è camminare. E osservare. E aspettare. E parlare. E ancora osservare e aspettare, cercando di rimanere fiduciosi che l’imprevisto, l’ignoto attende proprio dietro l’angolo…”  (Alex Webb)

“Quando lavoro – racconta Webb – lavoro veramente, realmente. Davvero devo stare concentrato. Mi devo svegliare presto al mattino e uscire e sperare. E se la luce è poco interessante, vado a fare colazione… Lavoro a colori, dove la luce è veramente importante in molti modi particolari, così lavoro in certe ore piuttosto che in altre. Sono sempre in giro dal tardo pomeriggio fino alla sera.” (Alex Webb)
”Molti dei miei progetti sembra siano partiti come dei viaggi d’esplorazione senza un treguardo in vista…” (Alex Webb)
“La fortuna – o per lo meno serendipity – gioca un ruolo importante… ma non sai mai cosa sta per accadere. La cosa più eccitante è quando avviene in modo del tutto inaspettato, e devi essere nel posto giusto e nel momento giusto, scattando nel momento giusto. Il più delle volte non funziona in questo modo. (Alex Webb).

Il senso della profondità é un elemento fondamentale negli scatti di Webb. Spesso, utilizza in modo efficace il primo piano, il ‘mezzo piano’ e lo sfondo, guidando l’osservatore ad entrare nell’immagine per vedere ciò che il fotografo vede.  Nonostante riempia, sovente, l’inquadratura con molti soggetti, questi non si sovrappongono mai, ma hanno delle impercettibili interazioni. Possiamo perciò riassumere che i suoi lavori sono ordinatamente caotici.

Fotografo di street californiano, classe 1952, il suo stile ha decisamente influenzato questo genere. Webb si laurea in Storia e Letteratura ad Harvard e, contemporaneamente, studia fotografia presso il Carpente Center for Visual Arts. Nel ’74, inizia a lavorare come fotoreporter professionista e, nel ’76, entra alla Magnum come membro associato. Fotografa dapprima in bianco e nero, anche quando, sul finire degli anni ’70, documenta la vita delle piccole città del Sud America; poi, nel ’78, giunto a un punto morto, abbandona il bianco e nero per sempre e sperimenta il colore per le strade delle vivacissime Haiti, Caraibi, Messico e Cuba. “Il colore dice molto sull’atmosfera, l’emozione e le sensazioni di un luogo”, dice. Da questa esperienza, nascono ben quindici libri di fotografia.

Vince prestigiosi premi ed espone nei più grandi musei del mondo. I suoi lavori appaiono Sul New York Times, National Geographic e Geo Magazine. Con la moglie Rebecca Norris, anch’ella fotografa, realizza una mostra-ritratto di Cuba e un libro, ‘Street photography e immagine poetica’, dove, con parole e immagini, proprie e altrui, invitano il lettore a esplorare il cuore dei loro processi creativi attraverso una serie di riflessioni su questioni sia pratiche che filosofiche; dal rapporto che si instaura con il mondo per mezzo della macchina fotografica, al processo di elaborazione di un lavoro completo, che sia strutturato e al contempo intuitivo.

Inoltre, tengono corsi di fotografia per musei, università e organizzazioni varie. Attualmente, sono impegnati in un progetto negli Stati Uniti.

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