a cura di Viviana Di Leo – docente materia: Vita e opere dei grandi Maestri della fotografia.

Pedro Luis Raota (1934-1986)

Raota viene ricordato come colui che meglio di tanti altri riuscì a rendere l’attimo irripetibile di Bresson; quello in cui soggetto e macchina fotografica sono attratti. E il momento é perfetto. Irripetibile.

La sua fotografia é stata definita ‘caravaggesca’ per l’uso naturale del chiaro-scuro e della luce.

E proprio la luce e l’oscurità sono protagoniste nelle sue immagini; mettono in risalto il soggetto conferendo allo scatto un’atmosfera teatrale, al tempo stesso molto naturale e realistica.

In ogni fotografia, Raota riesce l’intensità e la profondità delle emozioni, indipendentemente dal soggetto, che sia un bambino che piange, uno che gioca, un uomo che lavora… Uno stile fatto di un linguaggio di estrema semplicità e infinita chiarezza concettuale.

Nasce in Argentina, nel 1934, da una famiglia di contadini. Lui stesso svolge lavori agricoli finché non scopre la fotografia e capisce di esserne attratto. Giovanissimo, si trasferisce a Santa Fe; qui deve vendere la bici per acquistare la sua prima macchina fotografica. Inizia a studiare fotografia, per acquisire le nozioni base.

Successivamente, svolge il servizio militare a Villaguay, aiutando, nel tempo libero, il fotografo dell’esercito: impara il mestiere e inizia la sua carriera di fotografo scattando fototessere. Sempre a Villaguay, apre il suo primo studio fotografico. Iniziano le soddisfazioni appena comincia a viaggiare per il paese, producendo un notevole numero di bellissimi scatti. In particolare, resta affascinato da Buenos Aires, dove viene invitato ad esporre le sue opere: é un successo. Vince anche il facoltoso trofeo ‘Condor Argentina’.

Negli anni successivi é in Europa: Portogallo, Austria, Francia, Inghilterra e Italia. Poi, si sposta in Oriente, precisamente ad Hong Kong, dove vince il primo premio ad una prestigiosa mostra. A New York partecipa al concorso mondiale di fotografia; molte sue fotografie vengono esposte al Moma.

Nel ’74, é a Mosca e in giro per l’Unione Sovietica, alla scoperta di luoghi incantati e nascosti. Nel ’77, esce il suo primo libro, che porta il suo nome; una raccolta degli scatti pià emozionanti della sua carriera. Negli anni ’80, inizia ad interessarsi al colore; pubblica un secondo portfolio, dal titolo ‘Gauchos’, con gli scatti di Buenos Aires.

E a Buenos Aires ci resta, lavorando come Direttore dell’Istituto Superiore di Arte Fotografica, fino alla sua morte, a soli cinquantadue anni, nel 1986.

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