a cura di Viviana Di Leo – docente materia: Vita e opere dei grandi Maestri della fotografia.

Edward Weston (1886-1958)

«La macchina fotografica deve essere usata per registrare la vita e per rendere la vera sostanza, la quintessenza delle cose in sé, sia si tratti di acciaio lucido o di carne palpitante». (E. Weston)

Weston nasce nell’Illinois, nel 1986. Inizia a fotografare all’età di sedici anni; a venticinque, apre il suo primo studio fotografico nella città di Tropico, in California, che sarà la base della sua attività per i successivi vent’anni.

Nei primi anni ’20 abbandona le basi del pittorialismo e si lascia ispirare dal modernismo e, in particolare, dal cubismo. Concentra così la sua attenzione sulle forme astratte di oggetti e di elementi organici, dove, spesso, l’immagine naturale viene trasformata in un simbolo di allusione. Nei ritratti, così come nei paesaggi, non c’é disordine che distragga l’occhio. La sua verità é fatta di linee, di ombre, di bianco, di nero e di scala di grigi.

Weston realizza scatti molto differenti tra loro, come tema, ma lo stile e la forza d’impatto sono sempre gli stessi: un’immagine che sia totalmente pura e libera da qualsiasi artificio; lavora con estenuanti ore di posa al fotogramma di una conchiglia come a quello di una duna del deserto o di un nudo femminile.

Weston sosteneva che, compito del fotografo, non fosse solamente “imparare a maneggiare l’apparecchio o a sviluppare o a stampare”, ma “imparare a vedere fotograficamente, addestrarsi a guardare il soggetto, tenendo conto delle possibilità della sua attrezzatura e dei relativi procedimenti tecnici, in modo da poter istantaneamente tradurre gli elementi ed i valori della scena, nell’immagine che si propone di realizzare”. Praticamente i fotografi secondo Weston dovevano possedere la capacità di pre-visualizzare (visualizzare prima) la fotografia dentro sé stessi, e poi scattarla…

Nel 1923 si trasferisce a Città del Messico dove apre un nuovo studio insieme alla sua assistente ed amante, Tina Modotti. Qui, nasce un periodo di transizione e autoanalisi sul piano stilistico e concettuale. Weston afferma infatti: «Se non riesco ad ottenere un negativo tecnicamente perfetto, il valore emotivo o intellettuale della fotografia per me è quasi nullo».

Tornato in California, nel 1932 fonda il celebre collettivo F/64 insieme ad Ansel Adams e ad altri fotografi. Adams dirà di lui: «Weston è uno dei pochi artisti creativi del nostro tempo… I suoi lavori illuminano il viaggio spirituale dell’uomo verso la perfezione…».

Il suo lavoro, intanto, acquista via via sempre più rilevanza; é il primo fotografo a ricevere un assegno alla ricerca. Nel ’46 il Moma di New York gli dedica una grande retrospettiva, esponendo più di trecento opere e consacrandolo tra i grandi artisti del ‘900.

E’ del ’48 la sua ultima fotografia: ritrae la spiaggia di Point Lobos (California), che più tardi prenderà il suo nome (‘Weston Beach’). Stava, infatti, iniziando ad avvertire i primi sintomi del morbo di Parkinson.

Muore nel 1958.

 

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