HEINRICH HOFFMANN

(Fuerth 1885 – Monaco di Baviera 1957)

Heinrich Hoffmann è ricordato per essere stato il fotografo ufficiale di Adolf Hitler. Quasi tutte le immagini del dittatore nazista che sono giunte a noi le ha scattate lui. Ma non si deve pensare ad un banale fotografo che immortala i momenti pubblici del potente del momento. Nazista della prima ora (si iscrisse al partito nel 1920, l’anno della sua fondazione), Hoffmann ha fatto parte della cerchia più ristretta dei collaboratori di Hitler e il suo lavoro è stato politico, nel senso che le sue immagini rappresentarono uno degli elementi essenziali della macchina propagandistica per trasformare l’imbianchino (come Bertolt Brecht chiamava Hitler ironizzando sulle sue velleità di pittore) nel fuhrer del popolo tedesco. Impresa non semplice far sembrare un ometto dalle sembianze del modesto travet in una sorta di guerriero antico. Ma è evidente che le sue fotografie furono molto efficaci e contribuirono a quell’idolatria che spinse la Germania a obbedire ciecamente fino alla sua distruzione totale.

Le immagini di Hitler furono stampate in milioni di copie, se ne fecero cartoline, francobolli, quadri, soprammobili, e Hoffmann, che divideva con l’amico dittatore i proventi dei diritti d’autore, diventò ben presto ricchissimo.

Ma c’è dell’altro che spiega il legame tutto particolare che legava Heinrich Hoffmann a Hitler. Fu lui infatti a far conoscere al dittatore una giovane ragazza che aveva assunto come aiutante nel suo studio di Monaco. Si trattava di Eva Braun, la donna che sarebbe rimasta al fianco del dittatore fino alla fine.

Heinrich Hoffmann era figlio d’arte. Il padre Robert era infatti un fotografo con uno studio a Ratisbona. Anche Heinrich, come Hitler, avrebbe voluto fare il pittore, ma fu costretto a rinunciare per l’opposizione del padre. Nel 1906 si stabilì a Monaco di Baviera e tre anni dopo aprì un suo studio fotografico. Dopo la Grande Guerra, cominciò a collaborare con giornali di destra, per poi iscriversi al partito nazista e conoscere i principali leader del nuovo partito. Dopo il fallito putsch della birreria, il suo legame con Hitler si rafforzò al punto che solo lui poteva fotografare il capo nazista, almeno da vicino. Ma la loro collaborazione andava oltre. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, e dopo aver scontato quattro anni di carcere per crimini nazisti (tra l’altro, si era impadronito di diverse opere d’arte sequestrate ad ebrei), Hoffmann pubblicò alcune foto scattate a Hitler nel 1925. In queste immagini, il futuro fuhrer provava alcune pose ascoltando la registrazione di un suo comizio. Come un attore consumato, cercava le gestualità più efficaci per impressionare le piazze e le foto di Hoffmann servivano per scegliere quelle che apparivano più convincenti. Queste foto, scattate in una stanza buia, Hitler chiese che venissero distrutte (a dimostrazione che un briciolo di autoironia gli era rimasto), ma Hoffmann, lungimirante, le ha invece conservate, per poi pubblicarle negli anni ’50. Stessa sorte toccò ad altri scatti fatti da Hoffmann in momenti conviviali con l’amico Hitler, in cui si vede il dittatore in tenuta poco marziale, mentre indossa i tradizionali calzoncini bavaresi di cuoio.

Tra le foto che invece pubblicò in pieno Terzo Reich c’è una “bufala” che merita di essere ricordata. Hoffmann tirò infatti fuori dal suo archivio l’immagine scattata il 2 agosto 1914 della folla festante nella piazza principale di Monaco per l’annuncio dell’entrata in guerra della Germania. In mezzo a tutta quella gente si riesce a vedere un piccolo uomo con i baffetti squadrati che esulta. Hoffmann riuscì a convincere tutti che quell’uomo era Adolf Hitler. Esami accurati lo hanno escluso, non foss’altro perché in altre fotografie si può vedere che Hitler in quell’epoca portava baffi con una foggia diversa da quella che tutti ricordiamo. D’altra parte, Hoffmann non era un artista, tanto meno un testimone della sua epoca. Il suo mestiere era la propaganda fotografica. E’ tuttavia utile rivedere le sue immagini, capire come si costruisce un mito, quali sono le tecniche che trasformano un mezzo che tendiamo a ritenere obiettivo in una fabbrica di menzogna. Ed è anche vero che ci sono fotografie che, aldilà della volontà di chi le ha fatte, ci danno degli squarci di verità. Vedere Hitler tra le rovine della sua “tana del lupo” dopo il fallito attentato del 20 luglio ’44, o la stretta di mano tra il dittatore tedesco e Benito Mussoli accorso per congratularsi per lo scampato pericolo, o, ancora, il fuhrer che incoraggia un gruppetto di ragazzini della “gioventù hitleriana” destinati a morire da lì a poco per la insensata difesa di Berlino ormai accerchiata dall’Armata Rossa, può essere ancora oggi molto istruttivo.


Heinrich Hoffmann is remembered for being the official photographer of Adolf Hitler. Almost all images of Nazi dictator that came to us took him. But you don’t have to think about a trivial photographer who captures the public powerful moments of time. Early Nazi (he joined the party in 1920, the year of its Foundation), Hoffmann was part of inner circles of collaborators of Hitler and his work was political, in the sense that his images were one of the essential elements of propaganda machine to transform l’imbianchino (like Bertolt Brecht called Hitler ironically about his ambitions as a painter) in the fuhrer of the German people. Non-trivial undertaking make it look a little like the modest travet in some sort of ancient warrior. But it is evident that his photographs were highly effective and contributed to the idolatry that pushed Germany to obey blindly until its total destruction. Hitler’s images were printed in millions of copies if made postcards, stamps, paintings, ornaments, and Hoffmann, which he shared with his friend dictator of copyright income, soon became very rich. But there is more explaining the special bond that bound Heinrich Hoffmann to Hitler. It was he, in fact, to make known to the dictator a young girl whom he had hired as an aide in his studio in Munich. It was Eva Braun, the woman who would remain alongside the dictator until the end. Heinrich Hoffmann was the son of art. His father Robert was a photographer with a studio in Regensburg. Also Heinrich, like Hitler, he wanted to be a painter, but was forced to give up for the opposition of his father. In 1906, he settled in Munich and three years later he opened his own photography studio. After the great war he started a collaboration with right-wing newspapers, then join the Nazi party and meet the main leaders of the new party. After the failed beer Hall putsch, its connection with Hitler grew to the point that only he could photograph the Nazi leader, at least up close. But their partnership was over. After World War II, and after serving four years in prison for Nazi crimes (among other things, had seized works of art seized from Jews), Hoffmann published some photos taken to Hitler in 1925. In these images, the future fuhrer felt some poses her playing it back rally. As a consummate actor, sought the most effective gesture to impress the squares and photos of Hoffman were used to choose the ones that seemed most convincing. These photos, taken in a dark room, Hitler demanded that they be destroyed (proving that an ounce of irony he was), but he instead preserved, Hoffmann, forward-looking, and then publish them in the years ‘ 50. The same fate befell other shots taken by Hoffmann in moments with friend Hitler, where you see the dictator held little martial, while wearing traditional Bavarian leather shorts. Among the photos that published in full Nazi Germany there is a “hoax” that deserves to be remembered. Hoffmann pulled in fact out of his archive the image taken on August 2, 1914 the festive crowd in Munich’s main square for the announcement of Germany’s entry into the war. In the midst of all those people you can see a small man with the mustache squared that exults. Hoffmann managed to convince everyone that the man was Adolf Hitler. Accurate tests have excluded, not least because in other photographs you can see that Hitler at that time wore a mustache with a different shape than the one that we all remember. On the other hand, Hoffmann was not an artist, let alone a witness of his time. His craft was photographic propaganda. However, it is useful to review its images, understand how to build a myth, what are the techniques that transform a means that we tend to believe goal in a factory of lies. And it is also true that there are photographs that, beyond the will of those who made them, give us some glimpses of truth. See Hitler in the ruins of his “Wolf’s Lair” after the failed attempt of 20 July ‘ 44, or the handshake between the German leader and Benito congratulate the lucky escape, hurried to Ark shells or the fuhrer that encourages a passel of kids “Hitler Youth” destined to die shortly thereafter for the mindless defense of Berlin now encircled by the Red Army still, it can be very instructive.

 

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