ARTHUR FELLING

(Zolochiv 1899 – New York 1968)

Arthur Felling può essere considerato l’archetipo del fotoreporter di strada. E’ in tutto simile a certi personaggi di contorno di quei vecchi film americani in bianco e nero che raccontano la vita nei quartieri malfamati delle grandi metropoli durante gli anni ’40, con i gangster che sparano raffiche di mitra dai finestrini di automobili nere che sfrecciano davanti al locale della banda nemica, con il poliziotto corrotto, la prostituta che passa la notte fumando sotto il lampione all’angolo della strada e che tutto sa dei traffici della zona, l’investigatore privato alla Philip Marlowe che indaga non rispettando quasi mai i limiti della legge, e naturalmente lui, il fotografo, con la barba di un giorno, il colletto della camicia sdrucito, un cappello a larghe falde ben calcato in testa, che puntualmente arriva per primo sul luogo del delitto e che si guadagna da vivere condividendo l’esistenza con la feccia della città. Arthur Felling è stato un uomo così, solo che è stato il primo a fare certe cose e, a differenza di tanti altri, ha fatto fortuna.

Il suo vero nome era Usher Fellig ed era nato a Zolochiv, una cittadina che all’epoca faceva parte dell’impero austro-ungarico, che poi è stata polacca e ora è ucraina. Lui però non era né austriaco né slavo, bensì ebreo, l’ennesimo nella storia della fotografia. Quando aveva undici anni con la famiglia raggiunse il padre che era andato a vivere negli Stati Uniti qualche anno prima, interrompendo i suoi studi per diventare rabbino, perché aveva capito per tempo che le manifestazioni antisemite in Europa potevano solo aumentare. Appena sbarcato a Ellis Island, l’isolotto di fronte a Manhattan dove erano tenuti in quarantena gli emigranti, il piccolo Usher cambiò subito il nome in Arthur. Studiò solo fino a quindici anni, poi smise per portare qualche soldo a casa. Due anni dopo, per fuggire all’opprimente clima familiare, inizia una vita da vagabondo, dormendo dove capitava e guadagnando qualche dollaro facendo il lavapiatti, o il bigliettaio dei bus, o l’operaio a giornata.

Nel 1918 trovò impiego in uno studio fotografico come tecnico di camera oscura e nello stesso ruolo qualche anno dopo lavorò prima per il New York Times e dopo per la Acme Newspictures. Si proponeva anche come fotografo, ma, siccome si rifiutava di vestire con giacca e cravatta, ricorrevano a lui solo quando non c’era proprio nessun altro. Per questo, nel ’36, decise di mettersi in proprio e, armato di una Speed Graphic (la macchina fotografica con l’obiettivo a soffietto e il flash grande come una padella) comincio a frequentare la sede centrale della polizia di Manhattan, riuscendo così a sapere in tempo reale quello che accadeva in città. Fulmineo arrivava sul posto dell’omicidio o della rapina e si guadagno così il nomignolo “Weegee”, che era uno strumento utilizzato dai veggenti.

Le sue foto ebbero un gran successo e le vendette ai maggiori quotidiani. Questo gli permise di perfezionare la sua organizzazione. Comprò una Chevrolet Coupe, nella quale teneva tutta la sua attrezzatura per fotografare e stampare, dei vestiti di ricambio e il cibo per i lunghi appostamenti. Riuscì anche a ottenere il permesso di tenere una radio sintonizzata con quella della polizia così da poter scattare al primo allarme (in seguito lo hanno fatto, il più delle volte senza autorizzazione, tutti i cronisti e i fotoreporter di “nera” di tutto il mondo).

E’ negli anni ’40 che raggiunse il massimo del suo successo con le sue foto di morti ammazzati e di retate della polizia, ma anche di bambini che forzano un idrante per strada per avere un po’ di refrigerio, della coppietta che si bacia appassionatamente nel buio di un cinema, della famigliola che dorme su uno di quei balconi tipici di New York, quelli in ferro con la scala antincendio.

La città da lui fotografata non era quella opulenta e piena di luci, ma quella dei vicoli, della gente assillata dai bisogni primari, che gioisce per piccole cose.

Col successo, Weegee si potè permettere di dare sfogo alla sua vena artistica. Ed ecco i suoi ritratti deformati di personaggi famosi (celebre quello di Marilyn Monroe), che pubblicò in un libro, “Naked Hollywood”, ma che apparvero anche su Vogue. Sempre in quel periodo si era avvicinato al cinema, facendo alcune comparsate in diversi film, e cimentandosi lui stesso nei panni del regista girando un cortometraggio muto, “Weegee’s New York”, che venne proiettato anche al Museo d’Arte Moderna a Manhattan.

Altro anno importante è stato il 1958: Stanley Kubrick lo chiamò come consulente alle riprese del film “Il dottor Stranamore”, e dopo cominciò un giro dell’Europa per conto del Daily Mirror per fotografare e scrivere sui suoi viaggi. Durarono fino al 1968, quando un tumore al cervello lo uccise.


Arthur Felling can be considered the archetype of Street photographers. It is very similar to certain characters of contour of those old black-and-white American films that tell of life in the slums of large cities in the years ‘ 40, with gangsters that shoot bursts of machine guns out the Windows of black cars whizzing in front of the enemy gang, with the corrupt COP, the prostitute who spends the night smoking under the street lamp at the corner of the street and that everyone knows of the trades in the area private investigator Philip Marlowe, who investigates not respecting the limits of the law, and almost never of course he, the photographer, with a beard, his shirt collar frayed, a wide-brimmed hat well trod in the lead, who regularly comes first on the scene of the crime and who earns a living by sharing the existence with the dregs of the city. Arthur Felling was such a man, only that he was the first person to do certain things and, unlike so many others, made a fortune. His real name was Usher Fellig and was born in Zolochiv, a town which at the time was part of the austro-Hungarian Empire, which was then and now is Ukraine. He was neither Austrian nor Slavic, but another Jew in the history of photography. When he was eleven years old with family reached the father who had gone to live in the United States a few years earlier, interrupting his studies to become a Rabbi, because he understood to time that anti-Semitic manifestations in Europe could only increase. Just landed at Ellis Island, the small island across to Manhattan where they were kept in quarantine emigrants, the tiny Usher changed immediately the name Arthur. He studied only up to fifteen years, then stopped to bring some money home. Two years later, to escape the oppressive atmosphere, begins life as a vagabond, sleeping where it happened and earning a few bucks doing the dishwasher, or the conductor of the bus, or the worker in the day. In 1918 he was employed in a photo studio and darkroom technician in the same role a few years later he worked first for the New York Times and later Acme Newspictures. Also proposed as a photographer, but as he refused to dress up in a suit and tie, resorted to him only when there was just no more. For this reason, in ‘ 36, decided to go it alone and, armed with a Speed Graphic (the camera with bellows lens and flash as big as a frying pan) I begin to attend police headquarters in Manhattan, thus being able to know in real time what was happening in the city. Lightning arrived on the spot of the murder or robbery and thus gain the nickname “Weegee”, which was a tool used by seers. His photos were a great success and sold to major newspapers. This allowed him to perfect his organization. He bought a Chevrolet Coupe, which kept all his equipment to photograph and print, a change of clothes and food for long stakeouts. He also managed to get permission to hold a radio tuned to the police so that we can take on the first alarm (later they did, most often without permission, news reporters and photojournalists of “black” around the world). It’s in the years ‘ 40 and reached the height of its success with its images of killings and police raids, but also of children, which forces a fire hydrant down the street to get some refreshment, the couple kissing passionately in a dark cinema, family sleeping on one of those typical balconies of New York , those with iron fire escape. The city he photographed was not the opulent and full of lights, but that of alleys, people besieged by basic needs, who rejoices over little things. With success, Weegee could afford to give vent to his artistic talent. And here’s his portraits distorted by famous people (famous to Marilyn Monroe), who published it in a book, “Naked Hollywood” but that also appeared in Vogue. During this period he turned to cinema, making some appearances in several films, and sneaking himself in the role of Director shooting a film, “Weegee’s New York”, which was also screened at the Museum of modern art in Manhattan. more important year was 1958: Stanley Kubrick called him as a consultant to the filming of the movie “Dr. Strangelove” and later began a tour of Europe on behalf of the Daily Mirror to photograph and write about his travels. Lasted until 1968, when a brain tumor killed him.

 

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