Pavel Kopp

(Pilsen, 1940)

E’ da 45 anni che fotografa, ha fatto molte mostre, pubblicato diversi libri, le sue immagini sono apparse su numerose riviste, è membro dell’Unione dei Fotografi Cechi, eppure Pavel Kopp non ha mai voluto trasformare questa sua passione in una professione. Non lo si può definire però un dilettante, e non solo perché all’università (era iscritto alla facoltà di elettronica del Politecnico di Praga) seguì anche lezioni di tecnica della fotografia. La definizione di dilettante sarebbe corretta se si volesse dire che si è dedicato alla fotografia per appagare un suo desiderio, senza secondi fini, ma sarebbe del tutto fuorviante se la si applicasse alle immagini che ha fatto in quasi mezzo secolo di attività. Al contrario, Kopp è convinto che la scelta di non vivere di fotografia gli ha dato più libertà di esprimersi e di fare solo quello che gli piace. “Quello del fotografo – ha sostenuto in un’intervista – è un lavoro difficilissimo che, se fatto esclusivamente per guadagnare, non sempre riesce a mantenere una ‘purezza’ artistica”.

Infatti Kopp non ha nessuna fretta di “piazzare” le sue immagini, seguendo ancora il consiglio che gli diede tanti anni fa uno dei maggiori fotografi cechi, Josef Sudek: una fotografia bisogna lasciarla “maturare” nello scaffale: se piace anche dopo un anno o due, sarà buona.

Nato a Pilsen (sì, la città della Boemia che tutti conosciamo per la sua birra), ma ormai da tantissimo tempo praghese a tutti gli effetti, con la sua inseparabile Leica condivide un secondo, grande amore: l’Italia. Per motivare questa predilezione Kopp ricorda la presenza nel suo albero genealogico di italiani emigrati in Boemia, ma questa circostanza sembra una di quelle spiegazioni che si trovano a posteriori. La scintilla per l’Italia scoccò nel 1972, quando venne in Italia per ragioni di lavoro e vi rimase per quattro anni, avendo così modo di visitarla per bene. Fu in quel periodo che acquistò una Leica M5, da cui non si è più separato.

Come Sudek, Kopp predilige la “street”, e l’Italia gli sembrò quanto di meglio si potesse sperare. “Mi ha sempre affascinato – spiega – il fatto che ovunque, in Italia, le strade siano un vero ‘theatrum mundi’”. Ed è stato in quegli anni che le prime foto di Kopp vennero pubblicate su delle riviste, prima in Italia e poi anche in patria. Tornato a Praga, Kopp proseguì a fotografare girando per le strade, anche se gli sembravano “meno vive di quelle italiane”. Un soggetto ricorrente era il Ponte Carlo, e le immagini di questo posto cruciale della vita di Praga sono diventate un libro, “Ponte degli Alchimisti”, corredato dai versi del poeta ceco Vladimir Janovic. Altri libri sono poi seguiti, fino a quando, nel 1988, ne ha pubblicato uno dedicato al Bel Paese: “Istanti in Italia”. Un libro che gli permise, nel 1990, di tornare a vivere per quattro anni nel nostro paese. Le sue foto, infatti, piacquero all’ambasciatore della Cecoslovacchia a Roma (della Repubblica Ceca dopo la divisione del paese nel ‘92), che gli propose di trasferirsi a Roma per lavorare nella sua sede diplomatica. Così Kopp riprese a fotografare in giro per l’Italia.

L’anno scorso, una sua mostra è stata ancora una volta dedicata al nostro paese. Con il titolo “Due sguardi all’Italia di due boemi, a distanza di cento anni”, ha infatti realizzato un progetto che metteva a confronto gli scatti di un fotografo ceco di fine Ottocento, Frantisek Kratky, con quelle sue fatte un secolo dopo per le stesse strade delle città italiane. All’inaugurazione della mostra era presente il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha chiesto a Kopp perché non ci fossero immagini di Palermo. E da quel colloquio è nato un altro progetto: Kopp avrebbe esplorato Palermo con la sua Leica, e un fotografo palermitano, Antonio Saporito, avrebbe fatto altrettanto a Praga. Le fotografie di Kopp e di Saporito sono ora raccolte in una mostra (“Praga/Palermo – Impressioni”), che è stata allestita prima all’archivio storico di Palermo, dove sarà esposta fino al 27 ottobre, per poi essere trasferita anche nella capitale ceca.


It’s from 45 years photographing, made many exhibitions, published several books, his images have appeared in numerous magazines, is a member of the Union of Czech Photographers, yet Pavel Kopp has never wanted to transform this passion into a profession. You can’t define, however, an amateur, and not just because the University (it was entered the Faculty of electronics of the Polytechnic of Prague) also followed lessons of photography. The definition of an amateur would be correct if we were to say that he has devoted himself to photography to quench his desire, without ulterior motives, but it would be quite misleading if applied to images that did in almost half a century of activity. Instead, Kopp believes that choosing not to live to photography gave him more freedom to express themselves and do just what he likes. “The photographer-he argued in an interview – is a very difficult job which if done exclusively to earn, not always able to maintain a ‘ artistic purity”. In fact, Kopp has no rush to “place” its images, still following the advice I gave him so many years ago one of the greatest Czech photographers Josef Sudek: a picture you have to leave it “vest” on the shelf: If love even after a year or two, you will good. Born in Pilsen (Yes, the Bohemian town that we all know for his beer), but for a very long time in Prague in all respects, with his inseparable Leica shares a second, big love: Italy. To motivate this predilection Kopp recalls the presence in her family tree of Italians emigrated to Bohemia, but this condition appears to one of those explanations that are retrospectively. The spark for the Italy shot in 1972, when he came to Italy for work and remained there for four years, having the opportunity to visit it for good. It was at this time that he bought a Leica M5, from which you are no longer separated. How Sudek, Kopp focuses on “street”, and Italy seemed as good as you could hope for. “I’ve always been fascinated by explains the fact that everywhere, in Italy, the streets are an actual ‘ theatrum mundi”. And it was in those years that the first photos of Kopp were published in magazines, first in Italy and later at home. Back in Prague, Kopp continued photographing wandering the streets, although they seemed “less alive than the Italian ones”. A recurring theme was the Charles Bridge, and the images of this crucial place of life of Prague became a book, “Bridge of the alchemists”, accompanied by the poet’s verses Czech Vladimir Janovic. Other books have followed, until in 1988, has published a dedicated to the beautiful country: “Moments in Italy”. A book that allowed him, in 1990, to go on living for four years in our country. Her pictures, in fact, like the Ambassador of Czechoslovakia in Rome (in the Czech Republic after the split of the country in ‘ 92), who asked him to move to Rome to work in his embassy. So Kopp resumed photographing around Italy. Last year, one of his exhibitions was once dedicated to our country. Under the title “two looks at Italy two Bohemians, after 100 years, has carried out a project that compared the clicks of a Czech photographer of the late nineteenth century, František Krátký with his made a century later the same streets of cities Italy. At the opening of the exhibition was the Mayor of Palermo, Leoluca Orlando, who asked Kopp because there were no pictures of Palermo. And from that interview was born another project: Kopp would explore Palermo with his Leica, and a photographer from Palermo, Antonio Sabatini, would have done the same in Prague. Photographs of Kopp and tasty are now collected in a view (“Prague/Palermo – impressions“), which was held prior to the historical archive of Palermo, where it will be exposed until 27 October, before being transferred in the Czech capital.

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