a cura di Viviana Di Leo – docente materia: Vita e opere dei grandi Maestri della fotografia

Horst P. Horst (1906-1999)

Nella storia della fotografia di moda del 1900, nessuno ha lasciato un segno piu’ duraturo ed artisticamente significativo di Horst P. Horst; nei sessant’anni della sua gloriosa carriera, le sue fotografie sono universalmente riconosciute come sinonimo di eleganza e stile.

Nato in Germania nel 1906, Horst studiò architettura e iniziò la sua carriera giovanissimo a Parigi dove, nel 1930, grazie alla conoscenze del fotografo di Vogue George Hoyningen-Huene, di cui divenne assistente ed amante, iniziò a pubblicare su Vogue Francia. Parigi a quell’epoca era la città della moda, ma Horst preferì trasferirsi negli Stati Uniti, dove rimase per il resto della sua vita, ottenendo la cittadinanza; a New York trovò subito il successo grazie ad un suo scatto di Bette Davis pubblicato su Vanity Fair che lo rese celebre anche nel mondo del cinema dandogli l’opportunità di fotografare grandi star come Rita Hayworth, Ginger Rogers, Marlene Dietrich e tante altre.

Arruolatosi nell’esercito, presto’ servizio come fotografo militare. Fra gli altri incarichi che svolse, ci fu anche quello di fotografare il presidente americano Harry Truman.

A New York conobbe anche Coco Chanel di cui fotografò le collezioni di moda per trent’anni, e Dalì; Horst fu molto influenzato dal Surrealismo, con il quale condivideva l’estetica classica, l’atmosfera sognante e il senso della bellezza femminile.

Fu anche uno dei primi fotografi di moda ad abbracciare completamente la fotografia a colori, all’epoca ancora agli albori, firmando molte copertine di Vogue America oggi entrate nella storia.

Le sue immagini sono fatte di composizioni formalmente perfette, forti contrasti cromatici e tagli di luce suggestivi; non ritraggono vestiti o modelle, ma raccontano un sogno di bellezza, eleganza e glamour. L’uso sapiente della luce sembra scolpire immagini in cui si rintracciano i riflessi del classicismo greco, del Bauhaus e, come già accennato, del surrealismo. Uno sguardo all’avanguardia.    Le coreografie sono studiate nel dettaglio. La posizione delle mani, ricostruisce pose classiche ed evocative: il risultato sono soggetti che  sembrano distanti, eterei, di una bellezza che e’ (e rimmarra’) senza tempo.

La prima fotografia nella slide é un’immagine controversa e irresistibile, piena di contrasti studiati e contraddizioni calcolate, ombre che confondono e geometrie che definiscono, ed è apparsa per la prima volta su Vogue il 15 settembre 1939, con le morbide sinuosità del corpo e la stretta che esalta e mortifica del “Mainbocher Corset” croce e delizia della moda da secoli. La modella, conosciuta come Madame Bernon è  ripresa di schiena. La testa è  inclinata sulla sua destra e il viso risulta parzialmente nascosto dalla spalla. Le braccia sono alzate, parallele al profilo della struttura che divide orizzontalmente il campo visivo dell’immagine in due parti e nasconde le gambe della protagonista. Il controllo minuzioso dei dettagli ci fa capire che lo scatto venne effettuato nell’atelier del fotografo. Il posizionamento studiatissimo delle luci delle quali Horst era un maniacale cultore, disegna perfettamente la sofisticata fattura del corsetto, i dettagli di una schiena armoniosa e parte del profilo del volto, lasciando nella penombra la parte terminale delle braccia. Il nastro completa la foto funzionando come un legante che unisce i tre campi visivi dell’immagine (lo sfondo, la figura con il corsetto, la struttura che attraversa la foto). L’idealizzazione della figura e l’eleganza drammatica della posa ci rimandano al classicismo; impossibile non pensare ad una Afrodite o a una Venere, deturpata dal tempo. Il bianco e nero, infine, enfatizza la bellezza malinconica della messinscena. D’altronde, fu lo stesso Horst a raccontare perché scelse di far scendere sulla foto un velo di tristezza: fu l’ultimo scatto che fece il fotografo immediatamente prima di lasciare l’amata Parigi, oscurata dalle fosche nubi della guerra.

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